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Witness of torture

Sistema giudiziario/Droghe
Cild porterà avanti una campagna per una riforma del sistema giudiziario rispetto alle droghe. Tra gli obiettivi, l’adozione di una nuova legge quadro coerente in materia di droghe, che affronti anche le questioni relative al sistema carcerario, l’inefficacia nella tutela dei diritti fondamentali, il rifiuto di accesso alle cure sanitarie e la mancanza di approccio preventivo.

La campagna si prefigge due obiettivi tra loro interdipendenti: da un lato di fare pressione sul Governo italiano affinché il nostro paese, durante UNGASS 2016, prenda una posizione netta a favore del superamento della war on drugs e un cambio di paradigma per quanto riguarda la droga; dall’altro che questo cambio di paradigma avvenga anche in Italia con la depenalizzazione e la legalizzazione della cannabis.

Cos’è la War On Drugs?

Era il 17 luglio 1971, quando l’allora presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, dichiarò quella che è conosciuta globalmente come la cosiddetta “war on drugs”. Davanti al congresso Nixon disse che il consumo di droga aveva assunto la dimensione di una emergenza nazionale e chiese a Capitol Hill uno stanziamento iniziale di 84 milioni di dollari per assumere misure di emergenza. Dopo questa dichiarazione Nixon ufficializzò la guerra alla droga con una legge del 28 gennaio 1972.

Cosa ha comportato?

Dopo oltre quattro decenni, se c’è un’evidenza, è quella sul fallimento della war on drugs. Combattuta nelle strade, nei tribunali e con incarcerazioni di massa, non solo non si è neanche lontanamente avvicinata a quello che era il suo obiettivo, creare un “mondo senza droga”, ma il mercato e il consumo delle droghe è sempre più ampio.

Secondo l’UNDOC, l’agenzia dell’ONU che si occupa di droga e criminalità, nonostante più di mille miliardi di dollari spesi per combattere questa guerra, le droghe illegali sono utilizzate da circa 270 milioni di persone nel mondo e i profitti delle organizzazioni criminali sono stimati attorno ad un fatturato di oltre 330 miliardi di dollari all’anno (il terzo più redditizio dopo quello del petrolio e delle armi). Inoltre, questa guerra ha devastato interi paesi: la Colombia, il Messico, l’Afghanistan, la Bolivia, il Perù , diversi luoghi dell’Africa occidentale, con la creazione di veri e propri “stati narco”.
Ancora di più, questa guerra senza vincitori ha deviato fondi per quanto riguarda la salute e ha provocato la stigmatizzazione sociale dei consumatori.

Qual è la situazione in Italia?

In Italia diverse leggi sono intervenute per reprimere il consumo. L’ultima, la Fini-Giovanardi del 2006, ha prodotto un aumento della criminalizzazione e delle incarcerazioni, fino alla sua abolizione per incostituzionalità da parte della Consulta nel febbraio del 2014. Abolita questa legge, è tornata in vigore la Iervolino-Vassalli del 1990, per certi aspetti più morbida, ma sempre figlia della war on drugs.

E nel mondo?

Nel mondo il dibattito è aperto; sia l’Uruguay che alcuni stati dell’America settentrionale (Colorado, Oregon, Alaska, Washington e Distretto di Columbia) hanno depenalizzato e legalizzato il consumo. Molti altri sono i paesi che lo consentono per uso terapeutico.
I risultati parlano di una diminuzione della criminalità e di un aumento consistente delle entrate fiscali – dovuta alla tassazione – di quegli stati.

UNGASS 2016

L’obiettivo per tutti ora diventa UNGASS 2016, sessione speciale dell’assemblea generale delle Nazioni Unite sul tema della droga che si terrà all’inizio del prossimo anno.
Sarà questo appuntamento a decidere l’abbandono o meno della war on drugs e il cambio di paradigma e di politiche a livello globale.

 

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