Home > Discriminazione > Unioni civili: l’Italia è oggi un paese più libero e liberale di ieri
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di Patrizio Gonnella (Presidente CILD)

Bene. Non è il matrimonio egualitario. Non è la stepchild adoption. Ma comunque bene.
Finalmente l’Italia ha colmato un gap di discriminazione.
Dunque bene la determinazione del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Bene la determinazione di Monica Cirinnà. L’Italia è oggi un paese più liberale e libero di ieri.

James D. Essexs è l’avvocato direttore del Lesbian Gay Bisexual Transgender & HIV Project dell’American Civil Liberties Union. Lui ci ha raccontato come negli Stati Uniti vent’anni fa si era partiti da una legge analoga in un singolo Stato della Federazione degli Stati Uniti d’America. Oggi dopo circa vent’anni, grazie alle campagne degli attivisti, grazie a una cultura sempre più arcobaleno diffusasi a livello popolare e democratico e grazie al contenzioso giudiziario strategico si è giunti al matrimonio ugualitario per tutte e per tutti, ma soprattutto dappertutto, nel sud e nel nord degli Usa.

Nel novembre scorso è venuto in Italia l’inviato speciale di Barack Obama per i diritti della comunità omosessuale, bisex e transgender. Randy Berry va in giro per il mondo a promuovere il verbo dell’uguaglianza, dell’inclusione. Lo abbiamo incontrato anche noi nell’Ambasciata Usa a Roma. Ci ha detto che ci vuole determinazione, coraggio, e meno emotività.
Dunque chapeau a chi ha rotto un tabù accollandosi le critiche di parte della Chiesa ufficiale. Va ricordato ad esempio che ai tempi dei Pacs e dei Dico il governo Prodi e il Ministro Bindi hanno deciso di perdere questa battaglia di uguaglianza.

Cosa succederà da ora in poi? I reazionari agiteranno le bandiere del gender. I fascisti mascherati da cattolici si fingeranno obiettori.
Di fronte al primo sindaco leghista o reazionario che illegittimamente decide di non celebrare un’unione civile gay siamo tutti legittimati in quel Comune a non pagare la Tasi, l’Imu, a passare con il rosso, a aprirci un bar senza autorizzazione. Se il primo cittadino può fare quello che gli pare stracciando leggi liberali, democratiche e coerenti con il dettato costituzionale allora lo possiamo fare tutti. Socraticamente noi ce ne assumeremo le conseguenze. Altrettanto socraticamente quei sindaci dovrebbero accettare le conseguenze del loro gesto ovvero il commissariamento governativo.

Chi evoca l’obiezione di coscienza rilegga le belle pagine e le palle parole di Danilo Dolci o di Aldo Capitini e capirà che l’obiezione di coscienza è un dovere di resistenza verso pratiche o norme dirette a comprimere o azzerare la dignità umana o la libertà. È inconcepibile opporla a leggi che allargano le libertà e promuovano l’uguaglianza e la dignità umana. Ma forse questi sono ragionamenti troppo complessi e argomentati per gli imprenditori del mattone o della paura.

La legge approvata è incompleta. Un ruolo fondamentale sarà adesso quello della giurisdizione che dovrà colmare le lacune e le discriminazioni ancora presenti. Una per tutte quella sulle adozioni.
E un giorno, speriamo prima del 2036, ci sarà il matrimonio ugualitario per tutte e tutti come è avvenuto oltre oceano.
È naturale che avvenga. È giusto che avvenga.